Con il termine riabilitazione cardiologica si intende l’insieme coordinato di tutti gli interventi finalizzati a garantire il massimo recupero possibile delle funzioni lese (sia dal punto di vista fisico, che psicologico e sociale), in modo tale che i pazienti affetti da cardiopatia cronica o post-acuta possano conservare o riprendere il giusto ruolo all’interno della società”.


Partendo dalla definizione sopra riportata, è chiaro che rientrano nel novero degli utenti della Riabilitazione Cardiologica sia i cosiddetti cardiopatici, che hanno subito un danno acuto o un intervento chirurgico, sia quelli che soffrono di una cardiopatia cronica, capace di aggravarsi nel tempo per l’effetto di fattori di rischio non controllati oppure per il deterioramento progressivo della funzione cardiaca secondario al trend incontrastato della malattia.


La Cardiopatia Ischemica è il principale obiettivo di riabilitazione e prevenzione secondaria; in essa la terapia farmacologica resta la base del trattamento a lungo termine anche dopo terapia interventiva, ma un esercizio fisico strutturato, l’educazione sanitaria e l’assistenza psicologica costituiscono un complemento insostituibile senza il quale risulterebbe difficile controllare l’evoluzione clinica che nel paziente comporta rischio di eventi, di progressione della malattia, o di deterioramento della qualità della vita.

Il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 dà particolare enfasi alle misure di riabilitazione e prevenzione secondaria e sollecita gli organi locali a sviluppare programmi di intervento soprattutto nell’ambito delle patologie cardiovascolari. Questo deriva sia dalle evidenze sempre più convincenti dei benefici della Riabilitazione Cardiologica, che se attuata in modo globale rappresenta un intervento tra i più “cost-effective” nella gestione del paziente cardiopatico, sia dal crescente peso sociale ed assistenziale della malattia cardiovascolare che deriva da elevata incidenza nella popolazione, dall’impegno sempre crescente delle terapie praticate e dal conseguente prolungamento della sopravvivenza.


Fasi della Riabilitazione Controllata

Fermo restando che la riabilitazione è una procedura unitaria ed ininterrotta che dà i suoi frutti solo a lungo termine, per facilitare riferimenti e confronti è utile uniformare la terminologia secondo i suggerimenti delle più recenti linee guida. La Riabilitazione Cardiologica controllata può essere sviluppata abitualmente secondo le fasi e la tempistica di seguito riportata:

• Riabilitazione Intensiva, I° fase: è costituita dal prolungamento della degenza ordinaria determinata dall’evento indice (intervento cardiochirurgico, intervento vascolare maggiore, IMA….) e si attiva per trasferimento del paziente abitualmente dalla Divisione di Cardiochirurgia o Chirurgia Vascolare, e solo in base a particolari esigenze del quadro clinico, dalla Divisione di Cardiologia o da reparti internistici; dura 5-15 giorni e termina con il rientro a domicilio.

• Riabilitazione Intermedia, II° fase: è la riabilitazione vera e propria; inizia nel più breve tempo possibile dopo l’evento indice e dura generalmente 3 settimane continuative in regime di ricovero ordinario, oppure il tempo corrispondente a 15-20 accessi (anche non continuativi) in ricovero diurno (Day Hospital) ovvero a 20-25 sedute non continuative in regime ambulatoriale, secondo le condizioni cliniche presentate dai pazienti.

• Riabilitazione di mantenimento, III° fase: è la ripetizione di un ciclo di riabilitazione dopo la fase intermedia nei pazienti trattati che hanno ripreso il loro normale ritmo di vita; generalmente a distanza di 12 mesi o più dall’evento indice e trattandosi di un rinforzo in pazienti già trattati, dura il più breve tempo possibile. Essa risulta espletabile in regime ambulatoriale (15-20 sedute) oppure in ricovero diurno (Day Hospital 10-15 accessi).
Il Day Hospital, pur non potendo sostituire il ricovero ordinario nella fase intensiva, può essere ampiamente impiegato in una quota significativa di pazienti nella fase intermedia, trattandosi di pazienti stabili che generalmente hanno raggiunto la completa autosufficienza. In assenza di particolari limitazioni (rischio, classe funzionale, III° IV°, logistica) può essere preso in considerazione anche il trattamento ambulatoriale in alcuni pazienti.
La Riabilitazione di Mantenimento (III° Fase) realizza il percorso riabilitativo di lungo termine e deve prevedere un monitoraggio nel tempo dei pazienti per valutare l’evoluzione della malattia e verificare l’aderenza del paziente ai programmi terapeutici e di prevenzione secondaria. In questa fase il programma di norma deve essere autogestito (home riabilitation): può talora essere ravvisata l’utilità della attuazione di cicli supplementari di educazione sanitaria e di training fisico di gruppo per meglio promuovere la massima partecipazione attiva da parte del paziente.